Circolare 1^ Tappa Circuito Nazionale Pallavolo – 22 marzo Torino (TO)
Il 30 e 31 gennaio, Tarvisio ha ospitato i Campionati Italiani FISDIR di Sci Alpino e Sci Nordico, due giornate all’insegna dello sport, della competizione e dell’inclusione, che hanno confermato la crescita e la qualità del movimento federale.
Per quanto riguarda lo sci nordico, le gare si sono svolte presso lo Stadio Gabriela Paruzzi, coinvolgendo 24 atleti, in rappresentanza di 5 regioni e 6 società sportive. Le competizioni hanno fatto registrare un alto livello tecnico, offrendo gare avvincenti e grande equilibrio.
A sottolinearlo è Alberto Stella, Coordinatore della disciplina di Sci Nordico:
“Il livello tecnico espresso in gara è stato molto alto. Questi Campionati rappresentano un momento fondamentale nel percorso di crescita degli atleti e del movimento”
Per lo sci alpino, le competizioni si sono svolte sulla Pista Tarvisio D, con la partecipazione di 18 atleti. Anche in questo caso il livello espresso è stato elevato, con prove tecnicamente valide e un confronto sportivo di qualità.
Sofia Comensoli, Coordinatrice della disciplina di Sci Alpino, ha commentato:
“Sono molto soddisfatta. Si è respirata una bellissima atmosfera e il livello tecnico è stato davvero alto. Un Campionato che ha valorizzato il lavoro delle società, dei tecnici e la crescita degli atleti”
Parole di apprezzamento anche da parte del territorio. Loris Bernardis, Delegato regionale FISDIR del Friuli Venezia Giulia, ha espresso soddisfazione per la riuscita dell’evento:
“Tarvisio si è confermata una sede ideale per ospitare manifestazioni di questo livello. È stato un evento ben organizzato, partecipato e capace di valorizzare al meglio gli atleti e i valori dello sport FISDIR”
I Campionati Italiani di Tarvisio si confermano così un appuntamento centrale nel calendario federale, non solo come competizione sportiva, ma come occasione di crescita, confronto e condivisione.
Un ringraziamento va a tutti gli atleti, ai tecnici, alle società, ai volontari e all’organizzazione per aver contribuito alla riuscita di un evento che ha saputo unire sport e alto profilo tecnico.
Intervista dopo intervista, tra le nostre righe emerge sempre più la passione e la professionalità che i tecnici FISDIR infondono nel proprio lavoro. Grazie ad anni di esperienza sul campo e al desiderio di restare costantemente aggiornati, le loro capacità permettono allo sport di rispettare il suo significato più profondo: crescere (e accrescere) l’autonomia degli atleti non sono a livello sportivo, ma anche a livello umano.
Quest’oggi abbiamo modo di conoscere più da vicino Angelo D’Auria, attuale Referente Tecnico della Nazionale di Calcio a 5 FISDIR, nome storico della nostra Federazione e anima sportiva capace di rispondere con profonda abnegazione agli obiettivi di FISDIR e ai sogni dei nostri atleti.
“Sono un ex calciatore e psicologo, ho messo assieme lo studio con la passione ed è venuta fuori questa scelta, che nel corso degli anni mi ha portato ad assumere incarichi su base regionale e nazionale in FISDIR.“
“A livello internazionale non ci sono differenze, in quanto il regolamento del calcio a 5 per gli atleti con disabilità intellettivo-relazione è lo stesso. A livello nazionale chi fa la Serie A segue il regolamento del calcio a 5, mentre nelle categorie promozionali seguiamo regole adattate alla tipologia degli atleti.“
“Va tenuta in considerazione la metodologia dell’insegnamento. Abbiamo atleti che possono svolgere un programma di allenamento simile a quello delle persone normotipiche, ma dobbiamo ricordarci che abbiamo persone con disabilità intellettivo-relazionale: quindi la modalità di insegnamento è peculiare e specifica.
Tra l’altro, negli sport di squadra chi gestisce un gruppo di atleti con disabilità intellettivo-relazionale ha sicuramente una marcia in più, rispetto a chi segue un gruppo di normotipici, in quanto devi continuamente adattare la tua comunicazione ad ogni atleta.“
“La parte atletica e tecnica sono essenziali per garantire prestazioni ottimali. Ma ribadisco che la capacità maggiore dei nostri tecnici deve essere quella di ‘saper far fare’ al ragazzo quello che diciamo. È la nostra metodologia e modalità di insegnamento che fa la differenza.
Possiamo essere preparatissimi nella disciplina sportiva di appartenenza, ma se non riusciamo a trasferire le competenze tecniche ai nostri ragazzi, con gli adattamenti del caso, rischiamo di rendere inefficace il nostro lavoro. Questa è la scommessa e la marcia in più che abbiamo lavorando con questi ragazzi.“
“Ricchezza interiore, spontaneità e trasparenza.“
“Ora faccio il Referente Tecnico Nazionale, ma fino allo anno scorso ero allenatore della Nazionale dei ragazzi con Sindrome di Down, persone che considero patrimonio dell’umanità. Puoi ritrovarti in una hall di un albergo brasiliano, con centinaia di ragazzi da tutto il mondo, che ti guardano e ti vengono ad abbracciare. Forse è la ricchezza più grande che porto con me quotidianamente lavorando con loro.“
“Il messaggio lo mando alle famiglie dei ragazzi: avvicinateli allo sport, perché l’attività motoria è sinonimo di crescita, e permette di lavorare su obiettivi che riguardano il loro progetto di vita. Oggi abbiamo una elevatissima percentuale di ragazzi con disabilità che non si avvicinano allo sport: non dipende dalle loro potenzialità, ma dai familiari che scelgono per loro, e scelgono di fare altro. Non sanno cosa si perdono.“
“La FISDIR mi ha permesso di entrare in contatto con questo mondo e mi ha dato tanto: il confronto continuo con i colleghi, i tecnici e gli amministrativi. Per me è sempre un momento piacevole stare nei contesti FISDIR. A livello regionale abbiamo una frequenza di incontri più assidua, visto che ci sono campionati, manifestazioni e tanti altri eventi. Cosa penso di aver dato io? Preferisco che siano gli altri a dirlo, ma spero sia stato qualcosa di positivo.“
“La Formazione è fondamentale, dovrebbe essere un percorso continuo per chi vuole stare in FISDIR, così come fanno le altre federazioni olimpiche e paralimpiche. I nostri ragazzi richiedono un adattamento continuo da parte nostra: non possiamo sentirci arrivati e, così come avveniva in passato, non possiamo permetterci che chiunque gestisca un gruppo di atleti con disabilità.
I nostri atleti richiedono attenzione: entrare a far parte del nostro mondo significa acquisire specializzazione. Se vogliamo veramente mettere in pratica il nostro know-how, dobbiamo pretendere una formazione che permetta ai tecnici di proporsi ai nostri ragazzi in maniera adeguata.“
“Inseritevi all’interno di un gruppo FISDIR. Iniziate sperimentando e, solo dopo aver trascorso un po’ di tempo con gli atleti, fate il passaggio al livello tecnico. Prima bisogna comprendere qual è il modo per stare insieme ai ragazzi, per costruire e mantenere relazioni. Per cui è necessario stare nei contesti, sperimentare, sbagliare e riprovare. E andare avanti senza fermarsi. Se manca questa predisposizione, è meglio andare verso il mondo dei normotipici.“
“Tutti i giorni. Lo ripeto da 30 anni, resto in questo mondo perché è la cosa più bella che faccio. Ancora mi riempie di gioia andare in palestra il pomeriggio coi ragazzi e fare attività motoria. Non ho nessun rimpianto e recriminazione, ma solo il piacere di poter stare con i nostri atleti e apprendere tutti i giorni da loro. È una scommessa giornaliera.“
“Mi auguro sia ancora più roseo. In questo momento c’è il nuovo organo direttivo che deve sviluppare una vision futura che sia realistica. Posso solo augurarmi che FISDIR cresca e possa trovare una dimensione professionale e professionistica, proprio come le vere federazioni. Ad oggi siamo ancora in un percorso di crescita, ci sono ampi margini di miglioramento e non posso che augurarmelo per il bene del movimento, dello sport e delle persone con disabilità. Anche perché Angelo D’Auria c’è oggi, mentre domani no, ma FISDIR deve esserci a prescindere dalle persone. Il progetto prima di tutto.“
Lo scorso Novembre l’ultima fatica internazionale della Nazionale italiana FISDIR di Tennistavolo ha prodotto un buon medagliere da cui ripartire per il futuro: 5 medaglie raccolte ai Mondiali Virtus al Cairo dello scorso novembre (una d’argento e 4 medaglie di bronzo). Un passo fondamentale per la nostra compagine azzurra, che ora guarda al futuro con maggiore consapevolezza e rinnovato entusiasmo.
“I risultati conquistati dagli atleti delle categorie II1 e II2 testimoniano la bontà del lavoro svolto in questi anni da staff, tecnici e famiglie – dichiarò a margine la Referente Tecnica della Nazionale Marzia Bucca -. Continueremo a crescere, insieme“. Siamo tornati proprio da Bucca per esplorare più da vicino la sua storia e le sue opinioni.
“La mia carriera di tecnico paralimpico per atleti con disabilità fisica e intellettivo-relazionale comincia nella s.a. 1999-2000 con la FISD, passando per i dipartimenti del CIP, per la Federazione Italiana Tennistavolo e approdando poi alla FISDIR. L’approccio al mondo paralimpico del tennistavolo posso solo definirlo un amore a prima vista! Quando ho iniziato ad allenare i primi atleti paralimpici, ho capito che questa sarebbe stata la strada da percorrere e da allora, con diverse mansioni, è diventato un obiettivo di vita.“
“A livello agonistico non sussistono differenze tra i regolamenti olimpici e quelli FISDIR. Del resto, se si tessera un atleta in una categoria agonistica, lo stesso deve possedere gli elementi finalizzati all’apprendimento e al rispetto delle regole. Vige un criterio di maggiore elasticità per il settore promozionale, con una piccola tolleranza relativa all’appoggio della mano libera sul tavolo.“
“Esistono svariate differenze, ma è importante sottolineare che il nocciolo tecnico dello sport rimane lo stesso: gestualità tecnica, posizione, spostamenti, rotazione, conoscenza dei materiali, regole. La differenza sta nelle metodologie, negli obiettivi e nei tempi di apprendimento.
Tengo a sottolineare che l’approccio del tecnico varia in relazione alle abilità di ogni singolo atleta. Le persone con un deficit intellettivo lieve possono condurre un allenamento molto simile a quello di un normodotato, coloro i quali invece dimostrano maggiori difficoltà dovranno condurre un programma di esercizi brevi, chiari, e ripetibili per il raggiungimento di un solo obiettivo alla volta, con dimostrazioni frequenti e una metodologia adattata.
Per esempio la scomposizione del gesto, una velocità minore nella riproduzione di situazioni di gioco tramite ‘l’allenamento al cesto’, l’esecuzione di un ‘colpo’ inizialmente guidato o il supporto di ‘riferimenti’ dentro e fuori dal tavolo.“
“Amore, sacrificio e successo.“
“Direi di formarsi presso la nostra Federazione, di confrontarsi con altri tecnici e di sperimentarsi nella quotidianità, immedesimandosi nell’atleta e ricercando anche soluzioni tecniche personali.“
“Il messaggio che voglio dare ai ragazzi è semplice: provateci. Il Tennistavolo, come qualsiasi sport, è un viaggio, e ogni viaggio inizia con un piccolo passo. Non abbiate paura di mettervi in gioco e soprattutto ricordate che essere un atleta FISDIR non significa solo competere, ma vivere lo sport con gioia, sentire la magia di essere parte di un team, praticare in un ambiente accogliente e con persone pronte a condividere il cammino sportivo e a supportarvi.“
“L’aneddoto riguarda un antidoping di un atleta in una gara internazionale. Inizialmente l’atleta non si convinceva della scelta di uno dei kit proposti e nella fase successiva, dopo circa 30 minuti, si rifiutava di procedere e continuava a farmi domande sul perché dovesse riempire il contenitore, peraltro dinnanzi ad un estraneo! Le sue perplessità non facevano una piega perché si trattava di un’imposizione mai accaduta nella sua vita, ma – credetemi – è stato l’antidoping più lungo della mia vita, durato più di due ore!
“La formazione in FISDIR è assolutamente alla base di un percorso in qualità di tecnico. Non è un elemento accessorio, ma la condizione necessaria per garantire qualità, sicurezza e crescita sportiva e umana.“
Il 13 e 14 dicembre Mazzo di Rho ha ospitato l’atto conclusivo del Circuito Nazionale di Tennis FISDIR 2025, un Master finale che ha rappresentato il punto più alto di una stagione intensa, partecipata e ricca di crescita tecnica ed emotiva.
Sui campi del centro “Tennis Senza Barriere” si sono affrontati gli atleti protagonisti dell’intero circuito, dando vita a incontri di altissimo livello. Un evento riuscito sotto ogni aspetto: dall’organizzazione, al numero di campi disponibili, fino all’accoglienza riservata agli atleti anche nel post-gara, con una serata conviviale che ha coinvolto tutti i partecipanti e che ha rafforzato il senso di appartenenza al movimento.
«Siamo veramente contenti e soddisfatti di come sta andando avanti il movimento del tennis – ha commentato Vincenzo Morgante, Referente Tecnico Nazionale. Il livello degli incontri è stato altissimo e questo dimostra quanto questa disciplina stia crescendo, trascinata anche dall’entusiasmo generale che si respira nel mondo del tennis».
Dal punto di vista sportivo, la finale Open ha visto la vittoria netta di Martino Quagliocotti, che si è imposto con un secco 6-1 su Massimo Mottura, autore comunque di una prestazione di grande qualità contro un avversario. Nel doppio Open, successo per la coppia Sciuto–Peratoner, ormai punto di riferimento del movimento, capace di superare Quagliocotti–Mottura in una finale molto combattuta.
Nella Categoria II si è sentita l’assenza del campione del mondo Emanuele Bezzi, fermato da un problema di salute, ma il tabellone ha regalato emozioni fortissime. Ad approfittarne è stato il suo storico rivale Gabriele Vietti, che ha conquistato il titolo italiano contro un Federico Morgagni in straordinaria forma, arrivato a un passo dalla vittoria con due match point a disposizione. Un successo costruito sull’esperienza e sulla capacità di reggere i momenti decisivi. Nel doppio, Vietti – insieme a Bicciato – si è confermato ancora una volta protagonista, superando la coppia Morgagni–Pujati.
Nella Categoria III è arrivata la vittoria annunciata di Umberto Pellis contro Enrico Zucchett, ma il momento più toccante è arrivato durante la premiazione, quando Pellis ha comunicato la decisione di chiudere la sua carriera dopo dieci anni di attività e l’esperienza del Mondiale in Francia. Un annuncio accolto da un lungo e caloroso applauso di atleti, compagni e pubblico presente.
Segnali molto positivi anche dal settore Promozionale, in costante crescita e con nuovi ingressi che lasciano ben sperare per il futuro passaggio alle categorie Open. Tutte le gare si sono contraddistinte per equilibrio e intensità, a conferma di un livello sempre più uniforme.
Nota di grande valore la presenza femminile: tre atlete si sono confrontate nel singolo, con la vittoria di Ambra Barchet, capace di ribaltare i pronostici dopo una fase di qualificazione complicata e di conquistare semifinale e finale con grande determinazione. Le atlete sono poi scese in campo anche nel doppio misto, regalando un ulteriore segnale di crescita al movimento.
«Siamo soddisfatti di quanto visto – ha concluso Morgante –. Ora qualche settimana di pausa e poi, dopo le vacanze natalizie, ripartiremo con una stagione 2026 già molto ricca: sei tappe approvate e un evento internazionale in Polonia a luglio. Il tennis FISDIR è pronto a vivere un’altra stagione piena di sfide ed emozioni».
Un Master finale che ha chiuso il 2025 nel migliore dei modi e che guarda con fiducia a un futuro sempre più competitivo e appassionante per il tennis paralimpico FISDIR.