La FISDIR ricopre un doppio ruolo all’interno della società. Non parliamo solo di una Federazione sportiva, bensì anche di una bussola socioculturale dedicata alla crescita personale delle persone, della consapevolezza dei giovani atleti e dello spirito di autonomia che alberga in ognuno di noi.
All’interno della nostra Federazione non formiamo solamente campioni sportivi, ma anche persone che saranno inserite nella società come adulti. E, grazie agli strumenti dello sport, sapranno crearsi una vita in maniera autonoma, autosufficiente e indipendente.
Come lo sport si traduce in autonomia personale per gli atleti FISDIR
La FISDIR lavora molto sul concetto di autonomia della persona, in quanto lo sport è un’occasione fondamentale per crescere (e accrescere) l’autonomia personale degli atleti FISDIR, che sono anche persone inserite nella società.
La chiave del concetto passa attraverso il gesto sportivo (come il tuffo in una piscina, il lancio di un giavellotto, il posizionarsi ai blocchi di partenza), che diventa essenziale e indispensabile, poiché “potrebbe rappresentare l’unico vero momento di autonomia nel corso della sua vita” dei ragazzi, per citare il Responsabile Tecnico del Nuoto Marco Peciarolo.
“A scuola – ci spiegò Peciarolo – l’atleta svolge un lavoro con l’aiuto dell’insegnante di sostegno, e anche altre cose vengono fatte sempre con l’aiuto di qualcuno. Nel nuoto invece, dal momento della camera di chiamata fino alla gara, l’atleta vive il momento in piena autonomia. Poi nella gara si compie l’autonomia quella più totale […]. Dopodiché, quando finisci la gara, devi attendere che tutti gli avversari abbiano terminato la gara per uscire fuori. Poi si esce, si vanno a prendere i propri effetti personali e si torna in gruppo. Questo è uno spaccato di piena autonomia che potrebbe essere riprodotto anche nella vita di tutti i giorni. E lo sport aiuta su questo, soprattutto per sport di alto livello“.
L’autonomia nello sport fuori dal contesto gara: ecco come cresce la persona FISDIR
Il binomio sport e autonomia personale non si concretizza solamente durante la gara, ma è un percorso che si crea anche al di fuori della sfida sportiva, in contesti in cui può applicare gli strumenti acquisiti proprio grazie allo sport.
Parliamo soprattutto della collaborazione e del confronto di sé e con il prossimo, veri e propri strumenti imprescindibili in ogni società complessa. Tant’è che lo sport diventa un vero e proprio faro nella nebbia anche per relazionarsi non solo con il prossimo, ma anche con sé stesso.
“Al ragazzo va fatto capire che, grazie allo sport, può realizzare cose che gli piacciono – a detta del Responsabile Tecnico della Nazionale di Canottaggio Giuseppe Del Gaudio -. Poi tutto sta nell’empatia che il gruppo può avere nei confronti l’uno dell’altro. Poi mano a mano inserirlo in base alle sue caratteristiche e ai suoi interessi, indirizzarlo verso la parte agonistica che più gli piace. […] Bisogna utilizzare lo sport come strumento per fargli ottenere la gratificazione che vuole, senza dimenticarsi che quello che facciamo è sport, non un gioco“.
Come aiutare gli atleti FISDIR a conquistare la loro autonomia
Abbiamo la necessità (ma anche il dovere morale), di inseguire un doppio obiettivo. Da una parte formare atleti di valore in quanto tali, capaci di esprimere talento, impegno e risultati di alto livello – ricordandoci che i nostri ragazzi non fanno sport per passare il tempo, ma per tentare di entrare nell’Olimpo della storia sportiva.
Dall’altra, è necessario dare loro un’esperienza sportiva tale da diventare un percorso di autonomia, uno spazio in cui la persona con disabilità relazionale-intellettiva possa sviluppare le proprie competenze, come la fiducia di sé, la responsabilità personale e il senso di appartenenza sociale.
Eppure troppo spesso, quando si parla dei nostri atleti, vengono raccontati come fossero i “poverini“, persone da sostenere a prescindere, senza discutere. Questo approccio va cambiato, questo sguardo abilista ormai stantio va evoluto: i nostri ragazzi non sono destinatari di compassione, ma protagonisti di un percorso sportivo e umano, capace di renderli atleti tali da passare alla storia.
Siamo di fronte ad atleti, con tutto ciò che questa parola significa: fatica, disciplina, sacrificio, sudore, determinazione. E l’altra faccia della medaglia è presto detta: grazie allo sport, persone imparano a conoscere altre persone, a prendere decisioni, a gestire i propri limiti, a imparare a superarli, a costruire un pezzo della propria identità e della propria autonomia.
Gli atleti FISDIR diventano persone inserite nella società, capaci di consapevolezza, metodo e autonomia. Qui parliamo di atleti che conquistano, e queste conquiste possono tradursi in avventure importanti della vita reale. Un atleta impara a organizzarsi, a gestire le proprie emozioni, al rispetto delle regole, a convivere con i propri compagni di squadra. Tutte queste competenze, poi, possono essere tradotte nel ruolo della persona come cittadino attivo, inserito nella società e nel tessuto sociale.
Probabilmente bisogna ripartire dalle parole del Responsabile Tecnico della Nazionale di Atletica Leggera Pietro Camporeale: “Non dobbiamo cadere nell’errore che spesso mi capita di sentire in giro, di affermare che proprio con questi ragazzi, che sono persone con disabilità, possiamo anche fare dei lavori un pochettino arrangiati. No! Proprio perché sono ragazzi che hanno delle difficoltà ci vuole professionalità, serietà e competenza. Abbiamo responsabilità importanti nei loro confronti e con le famiglie che ce li affidano. Bisogna essere abbastanza sul pezzo“.