Nuoto FISDIR: come i nostri atleti diventano i campioni del domani Fisdir

Nuoto FISDIR: come i nostri atleti diventano i campioni del domani

Dai Virtus World Championships di nuoto, gli atleti FISDIR della Nazionale Italiana hanno conquistato un incredibile bottino: 38 podi complessivi, di cui 9 ori, 11 argenti e 18 bronzi. Un risultato incredibile, ma che non arriva per caso, visto che è frutto di un lavoro portato avanti da anni, e che la Federazione vuole evolvere ancora di più.

L’obiettivo dichiarato è l’evoluzione tecnica dei nostri campioni (come dimostrato dai risultati ottenuti recentemente), ma anche dare loro la possibilità di acquisire sempre di più autonomia personale. Grazie allo sport infatti, coltiviamo i campioni sportivi del domani, ma anche futuri adulti capaci di costruire la propria vita. E gli alti livelli delle competizioni affrontate mettono i nostri atleti di fronte a queste sfide e necessità.

Tutto questo era stato parzialmente già descritto da Marco Peciarolo, Responsabile Tecnico Nazionale FISDIR del Nuoto, che in una nostra intervista, realizzata poco prima della partenza per i Campionati Mondiali, aveva sottolineato che “i nostri atleti gareggiano nella stessa vasca, con le stesse gare e soprattutto con lo stesso impegno e con la stessa grinta“.

Sempre con Peciarolo, abbiamo voluto approfondire la questione, legata principalmente agli aspetti tecnici e di autonomia che gli atleti FISDIR acquisiscono grazie alla pratica sportiva di alto livello e alle sfide nazionali e internazionali a cui prendono parte. Pratica sportiva che però non è così diversa da quanto viene portato avanti dai campioni olimpici.

Marco Peciarolo: “Vi spiego la nostra metodologia di allenamento degli atleti FISDIR di Nuoto”

Gli atleti FISDIR seguono un allenamento puntuale, preciso, molto ad personam, che gli permette di diventare i campioni del domani e, contemporaneamente, acquisire maggiore autonomia personale. Possiamo considerare queste parole come l’estrema sintesi di quanto ci ha spiegato Peciarolo in merito alla metodologia di allenamento applicata agli atleti FISDIR di nuoto.

Il Referente Tecnico Nazionale ha spiegato che “dobbiamo preparare gli atleti, soprattutto l’atleta con autismo, a vivere il momento, a interiorizzare il momento specifico della disputa di una gara, come fosse un cassetto che si apre in quel momento, e da cui escono fuori tutte quelle indicazioni che lui ha interiorizzato con esperienze analoghe, e le riproduce nel momento della gara“.

Tuttavia l’allenamento tecnico non si basa esclusivamente su quello che poi noi vediamo dagli spalti, cioè la gara, ma anche sull’avvicinamento a essa, e quindi la preparazione verso “la camera di chiamata, il ricordare che ad esempio una gara di 400 stile libero è fatta di 8 vasche piuttosto che 200 stile libero di 4 vasche, se una vasca è di 50 metri. Ma anche ricordarsi che, dietro al blocco di partenza, si sale dopo il triplice fischio che il fischio unico. Tutte queste cose vengono sviluppate attraverso un lavoro di interiorizzazione che viene fatto attraverso la presentazione e la riproposizione di situazioni analoghe. E quindi, al di là di quello tecnico, l’allenamento migliore è il ripetere più volte possibile il gesto atletico e anche ciò che si vive prima“.

Oltre il valore tecnico: lo sport dà autonomia all’atleta FISDIR

Comunque queste pratiche sportive sono portate avanti anche dagli atleti olimpici: la preparazione alla gara, la concentrazioni a pochi attimi dal tuffo. Nulla di diverso da quanto condotto con gli atleti FISDIR. E questo ci permette di sottolineare una questione: i nostri atleti sono professionisti, a tutti gli effetti. E poi, c’è un altro valore, profondo e fondamentale, che coinvolge un aspetto personale e intimo del campione sportivo.

Il gesto sportivo, in questo caso del nuoto, potrebbe rappresentare l’unico vero momento di autonomia nel corso della sua vita – ci ha evidenziato Peciarolo . A scuola l’atleta svolge un lavoro con l’aiuto dell’insegnante di sostegno, e anche altre cose vengono fatte sempre con l’aiuto di qualcuno. Nel nuoto invece, dal momento della camera di chiamata fino alla gara, l’atleta vive il momento in piena autonomia. Poi nella gara si compie l’autonomia quella più totale, perché l’atleta deve compiere un gesto atletico secondo delle regole, che viene stilato da terzi sorteggi“.

Un regolamento che “ti porta a dire che devi fare 4 oppure 8 vasche, devi fare virata, devi farla in un certo modo, devi arrivare a toccare con una mano o due alla fine della vasca. Dopodiché, quando finisci la gara, devi attendere che tutti gli avversari abbiano terminato la gara per uscire fuori. Poi si esce, si vanno a prendere i propri effetti personali e si torna in gruppo. Questo è uno spaccato di piena autonomia che potrebbe essere riprodotto anche nella vita di tutti i giorni. E lo sport aiuta su questo, soprattutto per sport di alto livello“.

L’allenamento degli atleti FISDIR di nuoto: categoria per categoria

E questo lavoro vale per tutte le categorie di disciplina, seppur con qualche differenza. Ad esempio nelle categorie I1 e I3è possibile lavorare con una metodologia che si avvicina molto alla metodologia degli atleti di alto livello, con degli adattamenti“.

Invece nella categoria I2, che coinvolge gli atleti con Sindrome di Down, “abbiamo bisogno di attenzioni maggiori: sono quelle legate alla memorizzazione del gesto tecnico, che deve essere prodotto in un certo modo o in un certo senso, adattato alla loro conformazione fisica e al loro modo di poter interpretare quel tipo di nuotata. Abbiamo una morfologia sicuramente diversa, ma nel corso degli anni questi atleti hanno sviluppato capacità e caratteristiche fisiche importanti, si fa un lavoro importante in palestra.

Così quello che poteva essere un movimento tecnico abbozzato, diventa più preciso e raffinato, ma deve essere insegnato attraverso un’azione indotta, quindi prima imitativa, e poi portando l’atleta a compiere quel gesto tecnico, accompagnandolo, poi mettendo insieme aspetti legati alla coordinazione, tra braccio e gambe, tra bracciata e respirazione.

Tutto questo è, paradossalmente, un pochino più rallentano nell’atleta con Sindrome di Down, ma quando si apprende bene questa tecnica, poi la fanno propria e riescono a sviluppare bene tutto il prosieguo della nuotata. Dal punto di vista evolutivo riescono bene a cogliere queste caratteristiche, e su queste noi lavoriamo invece come punto di forza per poter migliorare“.

Da tutto ciò, infine, emerge chiaramente un concetto, secondo Peciarolo: “Le differenziazioni con il nuoto olimpico sono solo legate agli adattamenti, che sono ad personam, cioè un lavoro individualizzato che si compie nei tempi molto lunghi, ma con cui riusciamo ad avere risultati importanti“.

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