Pietro Camporeale (Resp. Tecn. Naz. Atletica Leggera FISDIR): "Siamo una famiglia" Fisdir

Pietro Camporeale (Resp. Tecn. Naz. Atletica Leggera FISDIR): “Siamo una famiglia”

Mentre leggiamo queste righe, i nostri atleti sono impegnati a Brisbane, in Australia, per per i Campionati Mondiali Virtus dell’atletica leggera paralimpica – della cui partenza vi abbiamo raccontato in un video. Tra i vari protagonisti di questa spedizione c’è il Responsabile Tecnico Nazionale Pietro Camporeale nell’atletica paralimpica II1 e II3, ex atleta di questa disciplina sportiva e, ora, uno dei nostri nuovi volti che ci aiuteranno a trasformare i nostri atleti in campioni internazionali. Lo abbiamo raggiunto poco prima del volo per un’intervista.

Come sei diventato tecnico FISDIR?

Il mio percorso è iniziato quando ho smesso di fare l’atleta, e ho iniziato ad allenare nei settori giovanili nel mio paese. Dopo qualche anno si sono avvicinate famiglie con ragazze e ragazzi con autismo o Sindrome di Down, chiedendomi un intervento motorio ai propri figli. Così abbiamo lavorato sul territorio affinché questo diventasse un percorso inclusivo, e abbiamo lavorato per abilità e competenze. Un po’ per volta poi li abbiamo inseriti in un piccolo gruppo, e poi in uno sempre più grande, fino a tirar fuori atleti che oggi fanno parte del team della Nazionale italiana FISDIR di atletica leggera. Diciamo che io mi sono ritrovato catapultato in questo mondo.

Ci sono differenze tra l’atletica leggera olimpica e quella FISDIR?

Avendo all’interno del mio gruppo atleti che si accingono a partire ai Mondiali Virtus a Brisbane, posso dire che, in realtà, differenze non ce ne sono. Li ho allenati e li ho preparati a questo appuntamento come avrei preparato qualsiasi altro atleta. E loro stessi hanno fatto sacrifici e rinunce, si sono allenati sotto i 40 gradi. E poi li ho portati ad avere una buona forma fisica, puntando tutta la stagione a questo grande evento.

Sostanzialmente non ci sono adattamenti durante la preparazione nell’atletica leggera FISDIR rispetto a quella olimpica. Magari vanno gestiti di più sotto l’aspetto comportamentale o sull’aspetto tecnico. Ad esempio, se alleno un ragazzo con Sindrome di Down, mi rendo conto che tutta la parte specifica delle partenze, dei blocchi, del lanciato o dei lavori in palestra, va un pò rivista, senza però spostare il focus e l’obiettivo che ci siamo prefissati.

Come descriveresti la tua esperienza in FISDIR usando tre parole?

È difficile, tre parole non bastano. Posso dire che è un mondo che va vissuto. La cosa che mi è rimasta più impressa è vedere come questi ragazzi si emozionano, come sentono soprattutto la tensione della gara.

Un aneddoto o un ricordo della tua esperienza in FISDIR

Come vi dicevo prima, mi sono ritrovato catapultato nel mondo FISDIR, e questo mondo mi è piaciuto fin da subito. Essendo un ex atleta, il match riguarda sempre la parte agonistica, e così ho voluto portare i miei ragazzi all’agonismo. Ho dato un supporto entrando nella famiglia tecnica come Referente Nazionale.

Ora l’obiettivo è quello di riorganizzare il mondo FISDIR sotto l’aspetto tecnico, perché mi sono reso conto che il livello tecnico internazionale si è alzato. Dobbiamo rivedere anche noi in Italia qualcosa per essere competitivi, e portare i nostri ragazzi al successo.

Se potessi lanciare un messaggio a chi vorrebbe fare il tecnico FISDIR, cosa diresti?

Se dovessi lanciare uno spot a chi volesse affacciarsi al mondo FISDIR, direi che questa Federazione è una famiglia che accoglie con entusiasmo tutte le persone che, nel loro piccolo, hanno deciso di dare un contributo a questi ragazzi. Non si verrà mai esclusi. È ovvio che in FISDIR c’è la possibilità di crescere dal punto di vista tecnico, ma bisogna capire quanta voglia c’è di investire nelle proprie risorse e competenze.

Non dobbiamo cadere nell’errore che spesso mi capita di sentire in giro, di affermare che proprio con questi ragazzi, che sono persone con disabilità, possiamo anche fare dei lavori un pochettino arrangiati. No! Proprio perché sono ragazzi che hanno delle difficoltà ci vuole professionalità, serietà e competenza. Abbiamo responsabilità importanti nei loro confronti e con le famiglie che ce li affidano. Bisogna essere abbastanza sul pezzo.

Come vedi il futuro di FISDIR?

Sono entrato da poco in FISDIR ma sono uno che mentalmente viaggia, va molto veloce. Ho la fortuna di avere anche dei contatti all’estero, quindi riesco comunque a restare aggiornato su quello che succede dalle altri parti. Per quanto riguarda l’atletica leggera, in FISDIR vedo un qualcosa che può diventare importante, sia sul lato professionale, sia sul lato dell’agonismo.

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