Intervista dopo intervista, tra le nostre righe emerge sempre più la passione e la professionalità che i tecnici FISDIR infondono nel proprio lavoro. Grazie ad anni di esperienza sul campo e al desiderio di restare costantemente aggiornati, le loro capacità permettono allo sport di rispettare il suo significato più profondo: crescere (e accrescere) l’autonomia degli atleti non sono a livello sportivo, ma anche a livello umano.
Quest’oggi abbiamo modo di conoscere più da vicino Angelo D’Auria, attuale Referente Tecnico della Nazionale di Calcio a 5 FISDIR, nome storico della nostra Federazione e anima sportiva capace di rispondere con profonda abnegazione agli obiettivi di FISDIR e ai sogni dei nostri atleti.
Come mai hai deciso di fare questo percorso di tecnico in FISDIR?
“Sono un ex calciatore e psicologo, ho messo assieme lo studio con la passione ed è venuta fuori questa scelta, che nel corso degli anni mi ha portato ad assumere incarichi su base regionale e nazionale in FISDIR.“
Ci sono differenze di regole tra il calcio a 5 per persone normodotate e quello FISDIR?
“A livello internazionale non ci sono differenze, in quanto il regolamento del calcio a 5 per gli atleti con disabilità intellettivo-relazione è lo stesso. A livello nazionale chi fa la Serie A segue il regolamento del calcio a 5, mentre nelle categorie promozionali seguiamo regole adattate alla tipologia degli atleti.“
E per quanto riguarda gli allenamenti, ci sono differenze ed eventualmente quali metodologie vengono applicate?
“Va tenuta in considerazione la metodologia dell’insegnamento. Abbiamo atleti che possono svolgere un programma di allenamento simile a quello delle persone normotipiche, ma dobbiamo ricordarci che abbiamo persone con disabilità intellettivo-relazionale: quindi la modalità di insegnamento è peculiare e specifica.
Tra l’altro, negli sport di squadra chi gestisce un gruppo di atleti con disabilità intellettivo-relazionale ha sicuramente una marcia in più, rispetto a chi segue un gruppo di normotipici, in quanto devi continuamente adattare la tua comunicazione ad ogni atleta.“
Svariati tecnici FISDIR ci hanno detto che allenare il gesto sportivo significa allenare l’autonomia dell’atleta in quanto persona.
“La parte atletica e tecnica sono essenziali per garantire prestazioni ottimali. Ma ribadisco che la capacità maggiore dei nostri tecnici deve essere quella di ‘saper far fare’ al ragazzo quello che diciamo. È la nostra metodologia e modalità di insegnamento che fa la differenza.
Possiamo essere preparatissimi nella disciplina sportiva di appartenenza, ma se non riusciamo a trasferire le competenze tecniche ai nostri ragazzi, con gli adattamenti del caso, rischiamo di rendere inefficace il nostro lavoro. Questa è la scommessa e la marcia in più che abbiamo lavorando con questi ragazzi.“
Se dovessi descrivere la tua esperienza in FISDIR usando solo tre parole, quali ci diresti?
“Ricchezza interiore, spontaneità e trasparenza.“
Un aneddoto o un ricordo della tua esperienza in FISDIR?
“Ora faccio il Referente Tecnico Nazionale, ma fino allo anno scorso ero allenatore della Nazionale dei ragazzi con Sindrome di Down, persone che considero patrimonio dell’umanità. Puoi ritrovarti in una hall di un albergo brasiliano, con centinaia di ragazzi da tutto il mondo, che ti guardano e ti vengono ad abbracciare. Forse è la ricchezza più grande che porto con me quotidianamente lavorando con loro.“
Quale messaggio vorresti mandare ai ragazzi che vorrebbero diventare atleti FISDIR?
“Il messaggio lo mando alle famiglie dei ragazzi: avvicinateli allo sport, perché l’attività motoria è sinonimo di crescita, e permette di lavorare su obiettivi che riguardano il loro progetto di vita. Oggi abbiamo una elevatissima percentuale di ragazzi con disabilità che non si avvicinano allo sport: non dipende dalle loro potenzialità, ma dai familiari che scelgono per loro, e scelgono di fare altro. Non sanno cosa si perdono.“
Invece cosa ti ha dato la FISDIR e cosa pensi di aver tu dato alla FISDIR?
“La FISDIR mi ha permesso di entrare in contatto con questo mondo e mi ha dato tanto: il confronto continuo con i colleghi, i tecnici e gli amministrativi. Per me è sempre un momento piacevole stare nei contesti FISDIR. A livello regionale abbiamo una frequenza di incontri più assidua, visto che ci sono campionati, manifestazioni e tanti altri eventi. Cosa penso di aver dato io? Preferisco che siano gli altri a dirlo, ma spero sia stato qualcosa di positivo.“
Ma è così importante la Formazione in FISDIR?
“La Formazione è fondamentale, dovrebbe essere un percorso continuo per chi vuole stare in FISDIR, così come fanno le altre federazioni olimpiche e paralimpiche. I nostri ragazzi richiedono un adattamento continuo da parte nostra: non possiamo sentirci arrivati e, così come avveniva in passato, non possiamo permetterci che chiunque gestisca un gruppo di atleti con disabilità.
I nostri atleti richiedono attenzione: entrare a far parte del nostro mondo significa acquisire specializzazione. Se vogliamo veramente mettere in pratica il nostro know-how, dobbiamo pretendere una formazione che permetta ai tecnici di proporsi ai nostri ragazzi in maniera adeguata.“
Se potessi lanciare un messaggio a chi vorrebbe fare il tecnico FISDIR cosa diresti?
“Inseritevi all’interno di un gruppo FISDIR. Iniziate sperimentando e, solo dopo aver trascorso un po’ di tempo con gli atleti, fate il passaggio al livello tecnico. Prima bisogna comprendere qual è il modo per stare insieme ai ragazzi, per costruire e mantenere relazioni. Per cui è necessario stare nei contesti, sperimentare, sbagliare e riprovare. E andare avanti senza fermarsi. Se manca questa predisposizione, è meglio andare verso il mondo dei normotipici.“
C’è stato un momento in FISDIR in cui hai pensato che questo è il motivo per cui faccio ciò che faccio?
“Tutti i giorni. Lo ripeto da 30 anni, resto in questo mondo perché è la cosa più bella che faccio. Ancora mi riempie di gioia andare in palestra il pomeriggio coi ragazzi e fare attività motoria. Non ho nessun rimpianto e recriminazione, ma solo il piacere di poter stare con i nostri atleti e apprendere tutti i giorni da loro. È una scommessa giornaliera.“
Qual è secondo te il futuro di FISDIR?
“Mi auguro sia ancora più roseo. In questo momento c’è il nuovo organo direttivo che deve sviluppare una vision futura che sia realistica. Posso solo augurarmi che FISDIR cresca e possa trovare una dimensione professionale e professionistica, proprio come le vere federazioni. Ad oggi siamo ancora in un percorso di crescita, ci sono ampi margini di miglioramento e non posso che augurarmelo per il bene del movimento, dello sport e delle persone con disabilità. Anche perché Angelo D’Auria c’è oggi, mentre domani no, ma FISDIR deve esserci a prescindere dalle persone. Il progetto prima di tutto.“