Lo scorso Novembre l’ultima fatica internazionale della Nazionale italiana FISDIR di Tennistavolo ha prodotto un buon medagliere da cui ripartire per il futuro: 5 medaglie raccolte ai Mondiali Virtus al Cairo dello scorso novembre (una d’argento e 4 medaglie di bronzo). Un passo fondamentale per la nostra compagine azzurra, che ora guarda al futuro con maggiore consapevolezza e rinnovato entusiasmo.
“I risultati conquistati dagli atleti delle categorie II1 e II2 testimoniano la bontà del lavoro svolto in questi anni da staff, tecnici e famiglie – dichiarò a margine la Referente Tecnica della Nazionale Marzia Bucca -. Continueremo a crescere, insieme“. Siamo tornati proprio da Bucca per esplorare più da vicino la sua storia e le sue opinioni.
Come sei diventata tecnico FISDIR?
“La mia carriera di tecnico paralimpico per atleti con disabilità fisica e intellettivo-relazionale comincia nella s.a. 1999-2000 con la FISD, passando per i dipartimenti del CIP, per la Federazione Italiana Tennistavolo e approdando poi alla FISDIR. L’approccio al mondo paralimpico del tennistavolo posso solo definirlo un amore a prima vista! Quando ho iniziato ad allenare i primi atleti paralimpici, ho capito che questa sarebbe stata la strada da percorrere e da allora, con diverse mansioni, è diventato un obiettivo di vita.“
Ci sono differenze di regole tra il tennistavolo olimpico e quello FISDIR?
“A livello agonistico non sussistono differenze tra i regolamenti olimpici e quelli FISDIR. Del resto, se si tessera un atleta in una categoria agonistica, lo stesso deve possedere gli elementi finalizzati all’apprendimento e al rispetto delle regole. Vige un criterio di maggiore elasticità per il settore promozionale, con una piccola tolleranza relativa all’appoggio della mano libera sul tavolo.“
Ci sono differenze di allenamenti e, se sì, quali metodologie vengono applicate?
“Esistono svariate differenze, ma è importante sottolineare che il nocciolo tecnico dello sport rimane lo stesso: gestualità tecnica, posizione, spostamenti, rotazione, conoscenza dei materiali, regole. La differenza sta nelle metodologie, negli obiettivi e nei tempi di apprendimento.
Tengo a sottolineare che l’approccio del tecnico varia in relazione alle abilità di ogni singolo atleta. Le persone con un deficit intellettivo lieve possono condurre un allenamento molto simile a quello di un normodotato, coloro i quali invece dimostrano maggiori difficoltà dovranno condurre un programma di esercizi brevi, chiari, e ripetibili per il raggiungimento di un solo obiettivo alla volta, con dimostrazioni frequenti e una metodologia adattata.
Per esempio la scomposizione del gesto, una velocità minore nella riproduzione di situazioni di gioco tramite ‘l’allenamento al cesto’, l’esecuzione di un ‘colpo’ inizialmente guidato o il supporto di ‘riferimenti’ dentro e fuori dal tavolo.“
Come descriveresti la tua esperienza in FISDIR in tre parole?
“Amore, sacrificio e successo.“
Se potessi lanciare un messaggio a chi vorrebbe fare il tecnico FISDIR, cosa diresti?
“Direi di formarsi presso la nostra Federazione, di confrontarsi con altri tecnici e di sperimentarsi nella quotidianità, immedesimandosi nell’atleta e ricercando anche soluzioni tecniche personali.“
E invece quale messaggio vorresti dare ai giovani che vorrebbero diventare atleti FISDIR?
“Il messaggio che voglio dare ai ragazzi è semplice: provateci. Il Tennistavolo, come qualsiasi sport, è un viaggio, e ogni viaggio inizia con un piccolo passo. Non abbiate paura di mettervi in gioco e soprattutto ricordate che essere un atleta FISDIR non significa solo competere, ma vivere lo sport con gioia, sentire la magia di essere parte di un team, praticare in un ambiente accogliente e con persone pronte a condividere il cammino sportivo e a supportarvi.“
Un aneddoto o un ricordo della tua esperienza in FISDIR?
“L’aneddoto riguarda un antidoping di un atleta in una gara internazionale. Inizialmente l’atleta non si convinceva della scelta di uno dei kit proposti e nella fase successiva, dopo circa 30 minuti, si rifiutava di procedere e continuava a farmi domande sul perché dovesse riempire il contenitore, peraltro dinnanzi ad un estraneo! Le sue perplessità non facevano una piega perché si trattava di un’imposizione mai accaduta nella sua vita, ma – credetemi – è stato l’antidoping più lungo della mia vita, durato più di due ore!
Quant’è importante la formazione in FISDIR
“La formazione in FISDIR è assolutamente alla base di un percorso in qualità di tecnico. Non è un elemento accessorio, ma la condizione necessaria per garantire qualità, sicurezza e crescita sportiva e umana.“