Incontriamo Roberto Cavana, Responsabile della categoria I2 della Nazionale italiana di nuoto, poco prima dell’imbarco che sta portando l’Italia a giocarsi il Mondiale a Bangkok. Cavana ha una lunghissima esperienza come tecnico di nuoto, e ancora oggi per FISDIR è un incredibile valore aggiunto. Abbiamo deciso di farci quattro chiacchiere per ripercorrere con lui la sua strada nella Federazione.
Come mai hai iniziato la carriera da tecnico in FISDIR?
“Non ho intrapreso subito una vera e propria carriera in FISDIR. Nel 1990 un amico mi chiese di dare una mano a una società di Latina che faceva nuoto con ragazzi con disabilità. Ho accettato, perché avevo fatto nuoto agonistico, mi piaceva ed era una sfida interessante. Da lì ho continuato e, passo dopo passo, sono arrivato in FISDIR.“
Ci sono tre parole che possono descrivere i tuoi anni in FISDIR?
“Soddisfazione, gioia e anche qualche arrabbiatura.”
Hai un aneddoto che porti nel cuore?
“Sì, ai Trisome Games del 2016 a Firenze, con la Nazionale di ragazzi con sindrome di Down. Un mio atleta era entrato in finale nei 50 metri farfalla con l’ottavo tempo. Non mi aspettavo una medaglia, e invece ha fatto il record del mondo e ha vinto l’oro.”
Cosa diresti a chi vuole diventare tecnico in FISDIR?
“Allenare ragazzi con disabilità intellettiva-relazionale regala grandi soddisfazioni. Ho avuto la fortuna di seguire atleti che sono entrati in Nazionale: questo ti permette di viaggiare, conoscere nuove realtà e confrontarti con altri tecnici. E soprattutto, lo sport che fanno i nostri ragazzi è identico a quello dei normodotati.”
E agli atleti, che messaggio vuoi lasciare?
“Penso che lo sport sia il miglior strumento di inclusione. Nella mia società tutti i ragazzi si allenano insieme, senza distinzione di età: capita di avere un bambino di 10 anni accanto a un trentenne, eppure si divertono e stanno bene insieme.”
Come vedi il futuro di FISDIR e quale pensi possa essere il tuo contributo?
“Quest’anno ci sono stati dei cambiamenti, che però non si vedono subito: serve tempo. Qualcosa si sta muovendo, anche se qualcuno sostiene il contrario. I cambiamenti devono essere graduali, altrimenti non sarebbero accettati. Nel mio piccolo, da Delegato regionale del Lazio, cerco di far capire l’importanza dello sport anche nelle discipline meno diffuse, come judo, basket o pallavolo. Aumentare il numero dei ragazzi che praticano sport con FISDIR è la chiave: se funziona nella mia Regione, anche le altre possono seguire l’esempio.“
Cosa ti ha dato la FISDIR, e cosa pensi di averle dato tu?
“La FISDIR mi ha dato la possibilità di girare il mondo e conoscere nuove realtà sportive legate alla disabilità. Io credo di averle restituito tante medaglie.”
C’è stato un momento in cui hai pensato: “Ecco perché faccio questo lavoro”? “Non c’è un momento preciso. Lo faccio perché mi piace, perché sto bene con i ragazzi e mi diverto. Cerco sempre di coinvolgere quanti più giovani possibili nello sport: per deformazione professionale li porto verso il nuoto, ma invito anche a praticare atletica, judo e altre discipline. L’importante è che facciano sport.“
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