Ormai abbiamo perso il conto del numero di trofei vinti negli ultimi anni con la Nazionale italiana di basket FISDIR, ma è bene fare un veloce recap: quattro volte Campioni del Mondo e quattro volte Campioni d’Europa, una vera e propria corazzata quella messa in piedi da Giuliano Bufacchi, referente tecnico della Nazionale Italiana, quest’oggi protagonista del nostro spazio dedicato ai tecnici della Federazione.
Come mai hai deciso di fare questo percorso di tecnico in FISDIR?
“Nel 2011 un tecnico FISDIR mi chiese di fare da assistente. Sono entrato in questo mondo senza sapere minimamente di cosa si trattasse. Da lì mi è piaciuto, e ho fatto il percorso interno nella Federazione principalmente per conoscere più da vicino le disabilità con le quali avrei dovuto interagire in campo.“
Ci sono differenze di regole tra pallacanestro olimpica e pallacanestro FISDIR?
“Bisogna considerare le differenze tra le varie categorie. Ad esempio nella categoria II1 promozionale non ci sono adattamenti sulle dimensioni del campo o sull’altezza del canestro, quanto sull’interpretazione di alcuni fondamentali, meno rigidi e meno fischiabili. Invece nella categoria II1 agonistico e 3vs3 sono in vigore i regolamenti ufficiali FIBA. Al contrario nella categoria C21 inizialmente le regole venivano adattate agli atleti, ma negli ultimi anni è stato adoperato il regolamento della FIBA; l’unica differenza è il canestro basso, ma ancora per poco, perché a livello internazionale si sta passando al canestro regolamentare. Sempre nel C21 i tempi sono un po’ più corti rispetto al regolamento olimpico, ma per il resto è tutto identico.”
E per quanto riguarda gli allenamenti, ci sono differenze ed eventualmente quali metodologie vengono applicate?
“Considerando che vengo dalla pallacanestro olimpica e nasco come allenatore molto prima della mia avventura in FISDIR, negli allenamenti ho sempre portato un approccio metodologico identico al mondo olimpico, ovviamente tenendo in considerazione la tipologia del ragazzo. Ad esempio, se parliamo di II1 promozionale, ci sono adattamenti in allenamento sui ritmi cognitivi, che sono più bassi e c’è più ripetibilità, allo scopo di arrivare a un obiettivo. Bisogna lavorarci di più, ma la metodologia degli esercizi è la stessa che utilizzavano e utilizzano tuttora negli allenamenti degli atleti senza disabilità.
Tale approccio ha fatto la differenza soprattutto per ragazzi della categoria II2, con cui lavoriamo molto sulla consapevolezza dello stare in campo sapendo quello che bisogna fare. È una metodologia che negli anni abbiamo affinato, ma non ci sono grosse differenze con il mondo olimpico. Ripeto, l’unica differenza sono i ritmi d’apprendimento del ragazzo e, di conseguenza, il ritmo della spiegazione e della velocità dell’allenamento.“
Svariati tecnici FISDIR ci hanno detto che allenare il gesto sportivo significa allenare l’autonomia dell’atleta in quanto persona.
“Essere consapevoli di quello che si fa in campo significa prendere scelte in autonomia per il bene della partita e dei compagni. In questo modo acquisisci consapevolezze sui tuoi mezzi: ad esempio, fare canestro genera autostima, che poi ha effetti nella tua vita privata. Alleniamo i ragazzi a renderli consapevoli delle scelte da prendere in campo, capacità che poi porteranno nella propria vita.“
Se dovessi descrivere la tua esperienza in FISDIR usando solo tre parole, quali ci diresti?
“Complicata, emozionante e soddisfacente.“
Un aneddoto o un ricordo della tua esperienza in FISDIR?
“In Nazionale stimoliamo le famiglie ad aiutare il ragazzo a diventare indipendente. Un esempio: convocai un giovane a un raduno e vedemmo che in hotel non era tanto autosufficiente. Parlai con la famiglia dicendogli che non lo potevamo convocare finché non fosse stato autonomo nell’igiene, nel vestirsi e negli orari. E alla fine il ragazzo lo è diventato. Cito spesso questo episodio perché mostra concretamente quanto lo sport favorisca l’autonomia dei ragazzi.“
Spesso chiediamo quale potrebbe essere il messaggio da mandare agli atleti che vogliono intraprendere uno sport in FISDIR, ma crediamo che questo discorso vada esteso anche alle famiglie.
“Le famiglie sono fondamentali per gli atleti FISDIR. Sono loro a consigliare ai ragazzi di provare attività sportive che non avrebbero mai immaginato di praticare, dandogli la possibilità di capire che in campo le disabilità scompaiono.
Lo sport è uno strumento prezioso e aiuta tantissimo a fare in modo che i ragazzi abbiano una vita ‘normale’ e all’interno dell’attività sportiva FISDIR al centro c’è sempre la persona.
E questo tante famiglie lo riconoscono e mai avrebbero immaginato che un figlio con una disabilità potesse diventare campione del mondo. Non tutti lo diventeranno, ma se i genitori non li portano in palestra, non vedranno mai il cambiamento da persona disabile ad atleta.“
Invece cosa ti ha dato la FISDIR e cosa pensi di aver tu dato alla FISDIR?
“Finalmente si riesce a vedere la formazione tecnica. Molto spesso nelle attività sportive per le persone con disabilità non trovi un tecnico che conosce sia la disciplina sia l’atleta, ma trovi un operatore sociale, che sa interagire con le persone disabili ma non conosce la disciplina.
In FISDIR la formazione è fondamentale. Un tecnico di pallacanestro FISDIR non si improvvisa, deve essere più bravo di un tecnico per persone senza disabilità, perché deve conoscere la disciplina e, contemporaneamente, conoscere i ragazzi con cui interagisce.
Io ho iniziato come tecnico olimpico, poi mi sono dovuto adattare. All’epoca non c’era formazione, poi l’abbiamo creata, e oggi la stiamo affinando e perfezionando per renderla più fruibile a chi vuole entrare in questo mondo. La tecnica di un allenatore è la stessa, che sia olimpico o FISDIR, ma con la formazione della Federazione si diventa un allenatore con caratteristiche, capacità e conoscenze in più.“
C’è stato un momento in FISDIR in cui hai pensato che questo è il motivo per cui faccio ciò che faccio?
“Da tecnico e da ex giocatore, la FISDIR mi ha dato la possibilità di vincere Mondiali ed Europei, occasioni che come tecnico di una squadra di persone senza disabilità non ho mai avuto. Adesso mi sento parte integrante di questo movimento, ne vado fiero, è un movimento uguale a quello olimpico. Quando andiamo a fare un Europeo o un Mondiale, lo facciamo per portare in alto il valore dell’Italia.“
Se potessi lanciare un messaggio a chi vorrebbe fare il tecnico FISDIR cosa diresti?
“È un’esperienza da provare, si possono avere tante soddisfazioni in termini sportivi e umani. Se hai le competenze il percorso non è complicato, ma bisogna farlo seriamente e senza improvvisare: non va fatto perché pensi di fare qualcosa di buono nella vita, ma perché credi nel diritto allo sport per tutti i ragazzi.“
Qual è secondo te il futuro di FISDIR?
“La nostra Federazione è relativamente giovane, è nata nel 2009, e nei primi anni ha faticato ad emergere nel mondo paralimpico. Invece negli ultimi anni sto vedendo che ne sta sempre più facendo parte, nonostante siano rari i casi in cui i nostri atleti riescono ad arrivare alle Paralimpiadi. Ma oggi si sta lavorando per arrivare a questo obiettivo.”