Rowing for Rio

Si è chiusa nel migliore dei modi la stagione di para-rowing dei vogatori Fisdir. Nella splendida cornice di Torino, città che nel 1892 ha dato i natali alla Federazione Internazionale del Canottaggio, si è disputata la nona edizione del meeting paralimpico Rowing for Rio organizzato dalla società Canottieri Armida. Oltre 200 atleti di tutta Italia, con la partecipazione speciale di alcuni equipaggi austriaci, si sono dati battaglia sul fiume Po davanti agli occhi attenti del responsabile tecnico della Nazionale azzurra Dario Naccari. Il momento clou della manifestazione è stato questa mattina con l’affascinante sfida degli equipaggi degli 8 che ha visto per la prima volta al mondo un’imbarcazione completamente composta da atleti Fisdir battagliare contro due equipaggi di atleti normodotati ed uno composto dalla Nazionale azzurra di para-rowing.

«Questa manifestazione è la chiusura perfetta dell’anno 2014, sia dal punto di vista promozionale sia da quello agonistico. Promozionale perché la FIC con in primis il suo presidente Giuseppe Abbagnale ha voluto diffondere il para-rowing in tutte le regioni italiane favorendo una crescita numerica e di livello del nostro movimento. La presenza di 200 atleti partecipanti a Rowing for Rio è sicuramente un segnale molto forte. La Canottieri Armida con questo grosso evento ripetuto nel tempo contribuisce a portare una bandiera importante nella collettività della città di Torino e grazie al presidente Favero ed al suo spirito costruttivo e sempre giovanile è un valore aggiunto – ha spiegato Naccari -. Il 2015 sarà sicuramente un anno molto importante perché sarà quello delle qualificazioni, ma questo non vuol dire che non guarderemo con occhio di riguardo anche tutti i ragazzi con problematiche relazionali e di inclusione sociale, un problema purtroppo molto radicato all’interno della nostra società. Per fortuna, facendo mie le parole del grande Nelson Mandela posso dire che lo sport è un linguaggio che parla ai giovani, è un mezzo che può creare speranza anche dove prima c’era disperazione e che ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione».

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